Radioascolto: le info di settembre 2022

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Creato Mercoledì, 14 Settembre 2022
Gruppo Radioascolto Subalpino

RAI Onda Media addio!

SW-ITA

Nella quasi totale indifferenza del grande pubblico si è perpetrato lo scellerato spegnimento dei trasmettitori della RAI in Onda Media.

 

E' fatta. A causa del mancato rinnovo dell contratto di servizio di RaiWay (che gestisce gli impianti di trasmissione in Onda Media di mamma RAI sul suolo patrio), l'intera catena dei ripetitori in Onda Media di RAI Radio1 (superistite di una progressiva dismissione di impianti iniziata più di 20 anni fa) è stata messa a tacere; in una data, l'11 settembre, piuttosto nefasta per il suo significato.

Il trasmettitore di Torino-Volpiano ha avuto una vita un po' più lunga rispetto ai suoi fratelli, infatti è stato spento intorno alle 10 del mattino, mentre tutti gli altri erano stati messi a tacere alle ore 00:00 dell'11 settembre, dopo l'Inno d'Italia ed il segnale orario.

La notizia in realtà, avendo sentito tante persone tra amici, colleghi, conoscenti, parenti, radioamatori ed anche radioascoltatori, non ha destato in verità grande scalpore; ma una nutrita e combattiva schiera di addetti ai lavori, storici della radio, radio-makers, commentatori radiofonici, esperti del settore avevano già fatto e stanno ancora facendo piuttosto rumore, nelle sedi e egli ambiti a loro consoni.

Vi riporto il pensiero, tra i tanti, di Emanuele Scatarzi (doppiatore cinematografico, speaker italiano, voce di Rete Rai e della pubblicità, formatore, consulente RTV, presidente di OMitaliane, editore radiofonico e tanto altro):

RAI spegne le ONDE MEDIE, comunicare non è più un "ARTE" | OMItaliane

Mai più nefasta fu la data dell'11 settembre in memoria di chi seguì in diretta la catastrofe dell'attacco alle torri gemelle e all'occidente. Per noi editori e ascoltatori della radio ci aspettano nella stessa data una serie di abbattimenti, meno cruenti, che segnano la fine del servizio pubblico, se ancora possiamo chiamarlo così. Il direttore di Radio Rai Roberto Sergio applicherebbe l’aforisma "risparmio energetico" e la successiva disattivazione di tutti gli impianti in Onde Medie e in molti casi lo smantellamento totale delle postazioni.

L'IDEA CHE MANCAVA A RADIO RAI

Fosse l'idea che mancava alla Radio Rai, a suo dire energivora, spingendo per lo stesso motivo e in un futuro prossimo, l'abbandono unilaterale dell'FM e per lo stesso motivo faccia finta di non sapere che i trasmettitori in AM di oggi siano anche digitali e non e "casermoni" valvolari desueti e obsoleti. Ma quello che più colpisce in questo processo male annunciato è la assoluta noncuranza del fatto che RAI è “servizio pubblico” a prescindere della convenzione, e come da convenzione con lo stato italiano, il suo compito è trasmettere anche per le minoranze etniche e religiose, per esempio format come "protestantesimo" oppure "a sua immagine", non dovrebbero avere voce perché sotto starebbero alle potenti aliquote commerciali, ma il servizio pubblico è finanziato dai cittadini italiani.

LA DEBOLEZZA DELL'IP O LA FORZA DEL BROADCASTING

In un momento particolare come questo, nazioni in tutto il mondo hanno riattivato le Onde Corte, notoriamente più permeabili, come per le zone di guerra dove anche la Nato ha capito la fragilità del digitale, inteso come streaming IP, quindi riattivando e riutilizzando queste frequenze. Il direttore Roberto Sergio vanta di portare tutto in digitale ciò che "era radio", millantando una superiorità sonora e tecnica indiscutibile, si ma solo sulla carta! Aggiungiamo noi, entrando nella fase che non rispetta la regola aurea della "ridondanza mediale" della comunicazione del servizio pubblico. La guerra e i blackout continui ci hanno fatto capire quanto invece sia debole la rete digitale, basta un "nulla", per perdere segnale e non soddisfare la trasmissione, al contrario del vecchio analogico, se pure con molto rumore, le informazioni restano sempre o quasi intellegibili.

ABBATTERE I COSTI O LE POSTAZIONI

Il costo dello smantellamento è e sarà alto e ancora più alto se servisse ricostruire tutte le infrastrutture e la rete in onde medie RAI. In oriente e nell’est Europa gli impianti analogici vengono comunque riconvertiti e potenziati, la lezione della resilienza delle onde corte è chiara a tutti, a molti trasmettitori vengono aggiunte implementazioni DRM/AM in simulcast di estrema efficacia, come anche sulla carta il MISE vorrebbe fare, ma... L'idea di risparmiare energia su un trasmettitore da qualche decina di kw, l'equivalente di una manciata di lampioni del centro Rai di Saxa Rubra è agli atti una scusa per smontare e trasformare, come vuole il direttore Generale Rai Carlo Fuertes, la stessa azienda in Media Company, significa prendere i prodotti mediali disponibili, non prodotti da Rai e trasmetterli, al netto del servizio pubblico che nella sua storia quasi secolare ha, non solo portato l'italiano in tutte le case, ma anche cultura, documentari, sport e attualità. Il suono della "semplicissima" radiolina usabile in extremis in qualche evento disastroso, "abortita" per sempre in nome di una manciata di euro di risparmi o per svendere terreni delle postazioni.

UNA UMILIAZIONE TUTTA ITALIANA

È umiliante che nemmeno la frequenza a copertura europea sui 900 KHz di Milano - Siziano resisterà all’onda distruttrice dei vertici RAI in nome di un presunto progresso tecnologico e risparmio energetico. Chi per necessità o altri motivi si troverà all’estero, in luoghi non serviti da alcunchè, non avrà più la possibilità di ricevere con un comune ricevitore in AM nulla dall’Italia, contrariamente a ora. Per noi editori la mancanza in onda di un tale "mamma competitor" sarà un'altra sfida da affrontare, tra chi tira per la camicia le onde medie, noi e il Mise e tra chi abbandona una risorsa nazionale. Nutriamo la speranza che almeno un unico faro in Onde Medie la RAI lo tenga acceso, quanto meno per la diffusione della lingua italiana e per un briciolo di riconoscenza al padre della Radio, un Genio italiano, che tanto si è prodigato all’epoca a fare dell’Italia un il paese più avanzato nel campo delle Telecomunicazioni.

Ovviamente la voce di Emnuele Scatarzi non è isolata, si sono mosse anche testate giornalistiche nazionali con i loro servizi ed i loro commentatori. Vi invito a leggere, per cominciare, i seguenti:

La cosa non finisce qui, ovviamente. Rumors segnalano che per Venezia e Trieste ci sia qualche remota speranza (ci sono dei contratti di servizio con le minoranze linguistiche di cui, pare, RaiWay si era dimenticata...)

Angelo Brunero IK1QLD - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. IK1QLD

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